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Synergy, parla il presidente: "Risultati ottimi, ma cresceremo ancora"

Intervista al presidente Marino

Dopo l’annuncio dell’arrivo in società di coach Riccardo Caimi e la chiusura, di fatto, dello staff tecnico, ecco l’intervista della società al presidente Synergy Franco Marino.
Architetto, classe ’59, campano di Torre del Greco, è da poco più di un anno al vertice della società arancioverde, una presenza lunga però due decenni, ricoprendo lungamente il ruolo di vicepresidente e altri incarichi dirigenziali, come quello di responsabile dell’organizzazione dei tornei e delle manifestazioni collaterali al basket giocato.
Allora, presidente Franco Marino, nell’ambiente della Synergy pare esserci una certa aria frizzante per il nuovo progetto tecnico…
“Sì e ne siamo entusiasti, come si deve sempre essere all’inizio di ogni nuovo progetto. Dopo un anno praticamente trascorso a curare l’aspetto amministrativo della società, dopo esserci dedicati alla realizzazione del playground esterno al Palazzetto e a una nuova sala riunioni, il consiglio della Synergy nello scorso mese di aprile mi ha chiesto di proporre idee per curare ancora di più l’aspetto tecnico delle squadre. Insieme al direttore generale, Gino Vannelli, per tutti noi il cuore pulsante della Synergy, ed al vicepresidente Gabriele Marchionni, si sono edificate le basi di questo progetto. Il programma coinvolgerà tutti i quadri tecnici della società ai quali, con l’arrivo di un responsabile come coach Riccardo Caimi, è stato già chiesto di collaborare per seguire un percorso tecnico ad obiettivi, con verifiche periodiche della crescita cestistica degli atleti e delle atlete. Caimi ha già disegnato le linee guida diversificandole per ogni gruppo”.
Da poco più di un anno lei è presidente della società, ma è quasi un ventennio che vive nell’ambiente della Synergy. Quali sono state le caratteristiche peculiari della Sua gestione rispetto al passato e quali saranno le linee che vorrà suggerire alla sua società nel prossimo futuro?
“Intanto, io non riesco a parlare di società senza identificarla come un’azienda. Quindi, è necessario perseguire una maggiore organizzazione interna, la trasparenza nei rapporti interpersonali ed una funzionale comunicazione tra coloro che vivono la società. Questo, nel rispetto di tutti, siano atleti, dirigenti, allenatori o genitori, tenendo sempre in considerazione le proposte del Consiglio della società, che per me è e sarà sempre sovrano. Per quanto concerne il futuro, vorrei ci fosse ancora più attenzione nell’ottenere efficacia nel cogliere gli obiettivi che ho appena declinato. Mi farebbe piacere che la Synergy diventasse una delle società di riferimento per il settore giovanile, in Toscana”.
Con l’arrivo di Riccardo Caimi, il ritorno di Egizio Giuliana, la conferma di Alessio Rossi, Gabriele Mancini e Massimo Verdi, e con il lancio definitivo di diversi giovani allenatori come Carlo Finetti, Enrico Marino, Francesco Matteini, Andrea Bucciolini, Martina Uvaccini e Selene Margiacchi, lo staff tecnico della Synergy pare completo e di prim’ordine. Ma sul piano dei giocatori e delle giocatrici, a vario livello, come siamo messi alla Synergy?
“Bene! Abbiamo oltre 200 ragazzi e ragazze, i risultati tecnici ottenuti sono eccellenti. Basti pensare che in prima squadra ci sono praticamente tutti giocatori formati nel vivaio Synergy e questo significa tantissimo. Credo che un ulteriore passo in avanti, sotto l’aspetto tecnico, avverrà proprio a compimento di questo progetto, ora appena avviato”.
La sua società si è sempre distinta fin dalla sua nascita per una certa attenzione alla valenza anche sociale della pallacanestro. Il “giocare tutti” è sempre stato un vostro credo. Qual è il suo pensiero sulla possibilità di far coniugare ciò con l’urgenza della vittoria, come la competizione sportiva a volte pretende?
“Sarà la mia sfida personale. Nella nostra società non è mai imposto a nessuno il dover vincere a qualsiasi costo, piuttosto il partecipare nel rispetto di tutti. Poi, saranno gli stessi atleti a decidere, insieme al proprio allenatore o istruttore, quegli obbiettivi sportivi da raggiungere, anche perchè sarà per loro un motivo di crescita nella vita”.
Da qualche anno avete ripreso anche l’attività femminile, attualmente in grave crisi. Come mai questa piacevole contro tendenza?
“Perché no? Il progetto del rilancio del nostro settore femminile è curato da alcuni anni dall’esperto Gabriele Mancini e devo dire con grande successo. Oggi, la Synergy ha tre gruppi di ragazzine e forse torneremo a dare loro anche il riferimento di una prima squadra in serie C”.
In tutti questi anni, avrà vissuto in Synergy tanti momenti che hanno lasciato il segno. Quali sono i ricordi per lei più indelebili?
“Beh, ricordo molto chiaramente l’evoluzione e le avventure del gruppo dei nati nel 1988, che seguivo anche da accompagnatore, con quei terribili e temibilissimi napoletani in squadra. Bei ricordi…”.
Senta, dottor Marino, se potesse esserelei a decidere, quali sarebbero le tre cose che suggerirebbe al mondo della pallacanestro nazionale di attuare nell’immediatezza?
“Suggerirei una certa coerenza, cosa che è mancata in questi ultimi anni. Poi, la trasparenza decisionale ed una efficace cura del settore giovanile, in termini quantitativi ma anche qualitativi, prestando attenzione ai veri talenti”.
Pur essendo una società che non è mai andata oltre le categorie regionali, a vestire la maglia della vostra società ci sono stati e ci sono fortissimi giocatori, che hanno calcato per anni importanti parquet nazionali: un solo esempio per tutti, il conosciutissimo Paolo Scarnati. Cosa pensa che abbia stimolato questi importanti giocatori a giocare nella Synergy?
“L’ambiente familiare che la Synergy ha sempre saputo esprimere”.
Cosa manca alla sua società per fare il definitivo salto di qualità verso obiettivi ancora più ambiziosi? C’è un progetto in tal senso?
“Maggiori risorse economiche, ovviamente, ma credo che arriveranno anche queste perché, quando hai un treno che cammina bene, offre un ambiente gradevole e tanti servizi, le persone lo frequenteranno”.
Nel Valdarno esistono diverse società di pallacanestro e proprio voi, a San Giovanni, avete la concorrenza proprio in paese. Nel passato, diverse volte, le sinergie (nomen omen) hanno fruttato bene, come la partecipazione alle Finali nazionali Under 21 alcuni anni fa, in joint venture con Montevarchi. Su questo fronte cosa ha da dirci, per l’oggi e per il domani?
“Noi ci siamo e saremo sempre disponibili. L’importante è mettere, davanti a qualsiasi progetto con le altre società, il vero bene sportivo per i ragazzi e le ragazze”.
Da Toscanabasketlve.it

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