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Serie C Maschile – Intervista a Carlo Finetti

Serie C Maschile – Intervista a Carlo Finetti

In rampa di lancio alla Synergy c’è un senese pluriscudettato: intervista a coach Carlo Finetti.

Pur non essendo ricorrente allenare già a 19 anni, può ancora essere normale, ma se lo si fa con alle spalle un certo curriculum come quello di Carlo Finetti, allora la valutazione prende una piega diversa.

Dopo averlo avuto tra le proprie fila come giocatore/apprendista allenatore, due stagioni fa, quest’anno la Synergy Valdarno si avvale di nuovo delle prestazioni di Carlo Finetti, ma stavolta solo come allenatore, sia a livello junior che a livello senior (oltre ad allenare da head coach una squadra under, Finetti è nello staff tecnico di Riccardo Caimi, in serie C).

Finetti è senese doc, ha giocato fino a due anni fa e poi ha deciso di dedicarsi solo all’arte dell’allenare. Egli è figlio di quel Luca Finetti, purtroppo prematuramente scomparso nel 2010, molto ben ricordato nella città del Palio (e non solo), oltre che per la sua nota e capace attività professionale, anche per essere stato uno dei motori della fase di innalzamento del movimento cestistico di Siena negli anni d’oro della pallacanestro italiana, come allenatore ma anche in altri ruoli dirigenziali, sia alla Mens Sana che alla Virtus.

Carlo Finetti ha vinto due scudetti giovanili, come giocatore e come allenatore, ha frequentato a più riprese stage e camp negli USA ed ha accettato di rilasciare un’intervista che approfondisce il suo profilo.

Dopo un inizio senza molti punti, ma con segnali positivi di competitività, la Synergy ha ottenuto una vittoria eclatante contro San Vincenzo. Questo fatto ha cambiato l’analisi ed il bilancio di questo inizio di campionato? Cosa sta andando e cosa ha da mettere ancora a punto questa squadra?

Indubbiamente la prestazione con San Vincenzo è stata buona, ma né il risultato né la prestazione in sé ci hanno fatto cambiare l’analisi complessiva di questo inizio di stagione. Finora, il percorso ci ha fatto vedere molti buoni propositi, visti i passi in avanti fatti dai nostri giovani e l’entusiasmo dei più veterani, ma allo stesso tempo ci ha permesso di capire i molti punti su cui lavorare duro per migliorare sia i singoli che la squadra.”

Pensi che la Synergy riuscirà a mantenersi in categoria? La concorrenza è numerosa…

“Numerosa e spietata, dati i tanti colpi di mercato fatti da moltissime squadre del campionato, perché ognuna ha ovviamente l’obiettivo di mantenersi in categoria. Dire cosa farà la Synergy… E’ difficile immaginarlo adesso: dopo appena sei gare sarebbe avventato poter fare una previsione sull’esito della nostra stagione, ma sicuramente daremo battaglia fino alla fine con il sogno e la speranza di regalare a noi e all’ambiente arancio-verde una categoria importante. Siamo consapevoli che non sarà facile, ma ci proveremo con tutte le nostre forze puntando soprattutto sul duro lavoro.”

Facciamo un rewind della tua vita legata alla pallacanestro. Tu sei figlio del dottor Luca Finetti, mancato a tanti qualche anno fa. Tuo padre è stato un allenatore ma soprattutto è stato un importante personaggio che ha contribuito, a tutto tondo, a creare i presupposti per una crescita esponenziale del basket senese. Possiamo dire che è da lui che nasce la tua passione per questo sport? Quali sono gli insegnamenti più importanti che ti ha trasmesso?

“Ad essere sincero, agli inizi non ero molto interessato alla palla a spicchi. E’ paradossale, ma quando ero piccolo ed ero intento a giocare con le automobiline sugli spalti del PalaSclavo, nel disinteresse di quello che avveniva intorno a me, mi domandavo però del perché il mio babbo fosse cosi preso e concentrato sulla partita nonostante la stesse seguendo dagli spalti. Fu solo dopo che iniziai a giocare che venni pian piano catturato dai suoi racconti, affascinanti e coinvolgenti, che con il passare del tempo mi fecero conoscere un mondo totalmente diverso dalla semplice partita, il mondo del <dietro le quinte>, se così si può dire. Un mondo che, come lui mi narrava, era fatto di tanto lavoro e tanti sacrifici. Ma alla fine del pathos, concludeva sempre scherzando sul fatto che chi allena è fortunato perché, mi diceva, se ci metti passione e sacrificio questo sport ti ripagherà sempre. Questo, credo sia stato l’insegnamento più importante che mi ha trasmesso.”

Dopo aver vinto anche uno scudettino, due anni fa ti staccasti dalla tua alma mater, la Virtus Siena, ma soprattutto dalla tua città ed hai deciso di abbracciare un’esperienza da giocatore alla Synergy, a San Giovanni, un microcosmo abbastanza diverso dalla centralità senese. Quali motivazioni ti spinsero a tale decisione?

“Direi che fui spinto dalla volontà di rimettermi in gioco come giocatore. E quindi, fu naturale cogliere l’occasione fornitami allora dalla Synergy di affrontare un campionato d’eccellenza dopo un anno trascorso nella Virtus a giocare in un campionato regionale.”

L’anno scorso, ancora un cambiamento, anzi due: scarpette appese al chiodo anzitempo ed inizio della tua vera carriera da allenatore, ma alla Stella Azzurra Roma. Da assistente, hai dato il tuo contributo allo staff di coach Nocera e sei diventato campione d’Italia con gli Under 15, primo scudettino in assoluto per la società romana. Perché decidesti di andare nella capitale? Raccontaci un po’ cosa provasti a diventare campione d’Italia anche stando in panchina.

“Diventare campione d’Italia da giocatore è stato molto bello ed un’esperienza che sicuramente porterò sempre con me, ma vincerlo vivendolo dalla panchina credo sia stato uno dei momenti più gratificanti che io abbia mai vissuto, sia sotto l’aspetto cestistico che umano. Tante volte, in quella settimana di finali, ho ripensato alle parole del mio babbo. Perché Roma? Beh, perché come quando venni a San Giovanni, seguii l’istinto. Anche nello scegliere la Stella Azzurra sentii dentro di me che là c’era, e c’è tutt’ora, qualcosa di speciale, esperienze che solo laggiù avrei potuto vivere. A tal proposito, se mi è permesso, vorrei cogliere l’occasione di ringraziare coach D’Arcangeli e coach Nocera, dai quali ho avuto modo di apprendere molto e crescere su tanti aspetti. E visto che ci sono, ringrazio anche il GM stellino, Giacomo Rossi, grazie al quale ho avuto la possibilità di vivere un’esperienza di grande spessore. Indipendentemente da come sarà il mio futuro cestistico, considererò per sempre queste tre persone e l’ambiente della Stella Azzurra un punto fondamentale nella mia crescita come allenatore.”

Durante la scorsa estate hai però maturato la decisione per un ritorno alla Synergy. Una scelta di vita? Oppure, ci sono state delle motivazioni per il miglior sviluppo della tua carriera da head coach?

“Premesso che ho sempre messo in vetta alla scala delle mie priorità la pallacanestro, la decisione di tornare a San Giovanni è dipesa principalmente da due fattori. In primis, è stata la volontà da parte della mia attuale società di creare una nuova versione della Synergy, cosa che rende il nuovo progetto come qualcosa di decisamente stimolante. In secondo luogo, ma non è stato un fattore meno importante, la possibilità di crescere ulteriormente sotto la guida di un professionista come Riccardo Caimi, grazie al quale credo che arricchirò ancor di più il mio bagaglio di conoscenze.”

Hai solo 19 anni, ma in giro si dice che sei allenatore nella testa già da quando giocavi e soprattutto che possiedi già una maturità umana e l’equilibrio di un trentenne. Qual è l’effettiva visione che hai di te?

“Intanto, ringrazio chiunque abbia questa considerazione della mia persona, ma per il momento la visione che ho di me stesso è soltanto quella di un giovane allenatore che vuole imparare il più possibile da chi lo circonda e con il duro lavoro tentare di raggiungere e realizzare i suoi sogni nel cassetto.”

Negli ultimi anni, non ti sei fatto mancare anche una serie di esperienze oltreoceano, tra camp e stage vari. In cosa ti hanno arricchito i contatti con il basket americano?

“Sono state esperienze importanti, prima umane e poi cestistiche, in entrambi i casi davvero di alto livello. Ogni anno sono tornato in Italia con una miriade di idee ed appunti che rubavo dall’altra parte dell’oceano e che, uniti alle tante nuove amicizie che adesso posso definire colleganze, hanno reso e continueranno a rendere queste occasioni veramente indimenticabili.”
Fatti un augurio sincero. Dove ti vedi tra una quindicina d’anni?

“Dove, sinceramente non lo so! Quindici anni sono davvero tanti! La certezza è che credo proprio che mi troverò su un parquet, magari con la speranza di aver potuto realizzare uno dei miei sogni segreti.”

 

Synergy Basket
Ufficio Stampa